L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E LE SUE IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E LE SUE IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI
Inclusione Sociale

I dati del Rapporto OCSE presentato a Roma

Il 17 febbraio a Roma, all’Associazione Stampa Estera, è stato presentato il rapporto dell’OCSE “Prospettive delle migrazioni internazionali 2016”. L’incontro, coordinato dal giornalista pakistano Ejaz Ahmad, è stato aperto dal Presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia Tobias Piller. Jonathan Chaloff (OCSE) ha riassunto gli aspetti più rilevanti del Rapporto.

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Nel 2016 sono emigrate, verso i Paesi OCSE, 4 milioni e 800 mila persone, di cui il 40% per motivi familiari, il 14% per motivi di lavoro e il 10% per motivi umanitari
. I flussi non programmati di tipo umanitario sono aumentati vertiginosamente in Europa, e la Germania si colloca al secondo posto come Paese di destinazione in tutta l’area OCSE, seconda solo agli Stati Uniti. Basti pensare che nel 2016 solo la Germania ha accolto la metà delle domande di protezione internazionale presentate in tutta l’area OCSE. I richiedenti asilo provengono principalmente da Siria, Afghanistan e Iraq.

Altri elementi rilevanti nella regione OCSE sono l’aumento della mobilità intracomunitaria in Europa, dovuta all’entrata nell’Unione di Romania e Bulgaria, e l’aumento delle migrazioni dai Paesi asiatici, in particolar modo dalla Cina, verso i Paesi OCSE.

Ugo Melchionda (IDOS) ha illustrato lo scenario migratorio in Italia. A fronte del deficit demografico italiano (nel 2015, tra gli italiani, le morti prevalgono sulle nascite di 228.000 unità), crescono le nascite di stranieri sul posto (72.000) e gli arrivi dall’estero (250.000). I nuovi arrivi in Italia crescono in prevalenza per motivi familiari e umanitari e meno per motivi di lavoro. Le ragioni demografiche si incrociano con quelle lavorative: i lavoratori stranieri occupati sono diventati 2.350.000, aumentati di 65.000 unità nel corso di un anno, ma tale dato non ridimensiona la quota dei disoccupati stranieri (450.000). Si è inoltre registrato un aumento dei cittadini non comunitari lungo-soggiornanti.

Dall’inizio del secolo i cittadini stranieri sono cresciuti di oltre 3,5 milioni e lo faranno ancora: l’Istat ha calcolato che, tra il 2011 e il 2065, saranno necessari 18 milioni di ingressi per mantenere inalterato il livello della popolazione a fronte del declino demografico dei cittadini di nazionalità italiana.

L’apporto che i cittadini extra UE assicurano al sistema fiscale italiano rispetto alle spese pubbliche sostenute a loro favore è importante; il bilancio è di 2,2 miliardi. Si stima che i cittadini italiani di origine straniera siano 1 milione e 150mila, dei quali 178.000 nel 2015 sono diventati italiani.

Anche l’Italia è stata fortemente caratterizzata dai flussi non programmati. Tra le 153.000 persone sbarcate sulle coste italiane, sono state 83.540 a presentare domanda d’asilo. Tra i cittadini  che arrivano in Italia per richiedere asilo la maggior parte proviene da Mali, Gambia, Somalia, Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso.

Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, ha sottolineato l’importanza di superare le barriere psicologiche e le resistenze dell’opinione pubblica verso i cittadini di nazionalità marocchina e nord-africana ai fini di una loro efficace integrazione, anche in termini di pluralismo culturale e religioso.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali